Segreti militari venduti alla Russia, Biot resta in carcere: i dettagli di una vicenda controversa

antimafia;

Ha suscitato parecchio scalpore l’arresto per spionaggio, da parte dei Carabinieri del Ros, di Walter Biot, ufficiale della Marina Militare italiana.

Il fermo del capitano di fregata è stato convalidato dal Gip di Roma, che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’uomo, che rischia una condanna da vent’anni all’ergastolo, è accusato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare, spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione.

La vicenda nasce da una lunga indagine e da numerosi pedinamenti che hanno avuto il loro culmine martedì sera, quando è avvenuto l’arresto. I Carabinieri sono intervenuti al momento dello scambio incriminato tra Biot e un funzionario dell’addetto militare dell’ambasciata russa a Roma. Il primo ha consegnato una pen drive, il secondo 5.000 euro in contanti divisi in piccole scatole. All’interno della scheda di memoria, al momento, sono state individuate 181 foto di documenti cartacei riservati, 9  documenti classificati come “riservatissimi” e 47 di tipo “Nato Secret”. Biot, nei primi interrogatori, si è avvalso della facoltà di non rispondere ma contesta la ricostruzione accusatoria, come riferisce il suo legale Roberto De Vita:

“Il mio assistito sta attraversando un momento di profonda crisi, personale, familiare ed economica anche a causa delle gravi condizioni di salute della figlia. Ci tiene a chiarire che non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato e che questa vicenda verrà ridimensionata”. Parole che fanno il paio con quelle della moglie di Biot, Claudia Carbonara. La donna, raggiunta dalla stampa nei momenti successivi all’arresto, aveva sottolineato il periodo di crisi attraversato dal marito e le difficoltà economiche in cui si trovava la famiglia, sostenendo con forza che la documentazione venduta rappresentasse il minimo indispensabile.

Il Gip Antonella Minunni, nella sua ordinanza, sostiene però che quella di Biot non è stata “un’attività isolata e sporadica”. “Le modalità esecutive e la natura della vicenda mostrano l’estrema pericolosità del soggetto stante la professionalità dimostrata nel compimento delle azioni desumibile dai numerosi apparecchi utilizzati (4 smartphone, ndr), dalle tempistiche e dagli accorgimenti adottati, tali accurate modalità nell’agire, quali ad esempio l’inserimento della scheda sd all’interno del bugiardino dei medicinali così come il fatto che dai telefoni in suo possesso non emergono appuntamenti o contatti con l’agente russo sono sintomatici dello spessore criminale dell’indagato che non si è posto alcuno scrupolo nel tradire la fiducia dell’istituzione di appartenenza al solo fine di conseguire profitti di natura economica”.

La vicenda, ovviamente, ha avuto importanti risvolti anche sul fronte politico e sui rapporti tra Roma e Mosca. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato di “atto ostile di estrema gravità”, e ha disposto – di concerto con il governo – la decisione di espellere due funzionari della sede diplomatica di via Gaeta. L’ambasciatore russo Sergey Razov e il Cremlino, dal canto loro, hanno espresso rammarico per questa scelta e si sono auspicati che quanto accaduto non influisca negativamente nei rapporti diplomatici e politici tra le due nazioni.

Una storia oscura e ricca di fitte trame, che rimanda quasi a dinamiche cinematografiche da Guerra Fredda, ma che dovrà necessariamente essere chiarita in ogni aspetto. Qualora le accuse fossero confermate con sentenza definitiva, infatti, si dovrà andare ben oltre la logica del capro espiatorio, indagando e scoprendo ciò che si cela dietro e com’è stato possibile che tutto ciò accadesse.

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