Coronavirus e Chiesa | Padre Raciti parla di fede, tempo e lancia un messaggio alla gente in questo periodo complicato

Il Coronavirus ferma l’Italia (ma non soltanto con la diffusione ormai estesa a diversi paesi del globo) e con essa anche le funzioni religiose sono state sospese, al fine di evitare il contagio. La Redazione di Antenna Uno Notizie riporta le dichiarazioni rilasciate ai nostri microfoni da parte di padre Giuseppe Raciti, proprio sul momento particolarmente difficile che si affronta in queste ore e su come la Chiesa e la gente stanno vivendo questa complicata situazione.

Il mondo della chiesa in relazione al Coronavirus: come si sta comportando? Quanto risulta facile o al contrario, difficoltoso rimanere in contatto con i fedeli? Per esempio abbiamo visto che per stasera è stata organizzata proprio da lei una diretta sui social per la sua parrocchia a Misterbianco, nel catanese…

I social sono uno strumento che sta tornando molto utile in questo periodo in cui la gente è a casa e quindi non si può muovere. Ha più tempo anche per comunicare, leggere, riflettere, per fare videochiamate o dirette Facebook come quella che ho fatto io questa sera per l’incontro con la Parola di Dio. C’è anche chi ogni giorno fa una diretta Facebook per celebrare la messa in modo che i propri parrocchiani la possano seguire. Ho visto che diversi parroci si sono organizzati. L’Arcivescovo di Catania da domani inizierà la messa teletrasmessa facendo sì che chi vuole possa seguirla. Questa iniziativa è partita da Papa Francesco con TV2000 che trasmette la Messa per intero, quella delle 7 del mattino che solitamente non era trasmessa, era solo per i fedeli che sono chiamati a parteciparvi: è una messa un po’ ristretta e a porte chiuse di solito. Era ripresa dal centro televisivo Vaticano che mandava qualche immagine nel corso della giornata ma non l’intera messa, invece, adesso si trasmette l’intera celebrazione eucaristica del Papa. Devo dire che è bello, un bel momento che la gente segue. Sentirsi vicini al Papa così come noi al Pontefice credo che sia bello”.

Abbiamo letto sui social alcune critiche sulle donazioni da parte della chiesa, ci riferiamo alle 100mila euro per la Caritas italiana. Cosa si sente di dire alla gente in questo senso?

“Il Papa ha fatto questo gesto: ha donato 100mila euro dal Vaticano alla Caritas italiana perché la nostra Nazione si trova in ginocchio. Per cui ha fatto questa azione in previsione di ciò che avverrà dopo, perché con queste misure che sono state prese e con questa crisi che si è generata molte aziende chiudono e devono mandare a casa gli operai. Addirittura qualcuno è stato licenziato. Non ètutto rose e fiori. Ciò che viene pronunciato in via ufficiale riguarda soltanto le aziende che legalmente ingaggiano i propri impiegati ma ci sono anche strutture, piccoli e grandi imprenditori che vivono situazioni assai complesse. Un mio amico giovane, è stato totalmente licenziato, non gli hanno rinnovato il contratto invece che mandarlo a casa in ferie come succede agli altri, proprio per venire incontro a questa situazione che sarà un’altra emergenza, tra pochi mesi. Noi, infatti, ci ritroveremo nelle nostre Caritas parrocchiali e Diocesane di tutta Italia i nuovi poveri: intere famiglie che prima avevano un reddito, possedevano un posto di lavoro e che si troveranno senza soldi e viveri essenziali. Ecco allora il gesto molto bello e generoso del Papa di donare 100mila euro alla Caritas italiana che poi distribuirà alle varie Caritas Diocesane”.

Qualcuno ha espresso nei suoi confronti la necessità di vivere la chiesa anche in questi giorni, ci riferiamo alla gente che vive magari in condizioni difficili, agli anziani e alla gente che vive da sola.

“La gente è a casa e deve rimanere a casa, lo si deve fare per il proprio bene e per quello di chi sta intorno. Ci sono delle disposizioni molto chiare in tal senso. Qualcuno ci ha chiesto se si poteva organizzare qualcosa per aiutare le persone che vivono da sole e sono anziane, per dare loro un po’ di compagnia e un doveroso sostegno. Così abbiamo sperimentato la compagnia a livello telefonico con una persona che aveva questa necessità, per cui mi sono fatto dare il suo numero di cellulare passandolo ai volontari della parrocchia che la chiamano durante il giorno e le tengono un po’ di compagnia al telefono. Sono tutti a casa senza lavorare per cui si è creato questo bel legame, questo calore umano, soltanto dalla voce. Nelle emergenze ci rendiamo conto di quanto calore umano possa trasferire una voce anche solo telefonicamente. Questa è la vicenda quotidiana che sta vivendo la Parrocchia di San Nicolò di Misterbianco nei giorni di emergenza”.

Come vive la sua comunità questo momento? Considerando anche che le funzioni religiose sono sospese ma i luoghi di culto sono aperti purché si rispetti la distanza di sicurezza di almeno un metro.

“Siccome c’è la restrizione, non si può uscire di casa se non per giusti motivi che devono essere autocertificati, anche se si esce a piedi. Le persone quindi non escono dalle proprie abitazioni. Il comunicato dei vescovi esplicita che le Chiese si tengono aperte nella eventualità che qualcuno trovandosi in giro per altri motivi autorizzati dalla legge possa passare dalla Chiesa e fare una preghiera, un colloquio con il sacerdote o una confessione. Stasera ho visto che è entrato in fondo alla Chiesa un giovane che si è messo a pregare, cosa che non capita tutti i giorni in una parrocchia perché credo che questa emergenza ci stia mettendo più a contatto con i nostri limiti umani, con la nostra fragilità. Dobbiamo fondamentalmente riflettere su questo: noi che ci consideriamo degli esseri onnipotenti, ci stiamo rendendo conto invece che siamo di una fragilità e una precarietà estrema. Perché un minuscolo e invisibile virus ci ha messo in crisi. Mette in crisi la nostra vita, la nostra quotidianità. Quindi questo ci deve far riflettere e credo che alcuni lo stiano facendo e stiano tornando a comprendere che siamo fragili e precari in questo mondo, capendo anche l’importanza di rapportarsi con il Signore e di entrare in contatto con la nostra fede e la nostra interiorità. Credo che stia avvenendo questo nelle persone. Lo noto anche dalla risposta collettiva che ho avuto facendo l’annuncio della diretta sulla Parola di Dio. Ho ricevuto tantissimi messaggi, ho visto più di 2000 visualizzazioni della pagina Facebook della parrocchia, cosa che non accade mai. Se abbiamo un evento e arriviamo a 500 visualizzazioni sono già molte. Questo fa capire che c’è davvero questo bisogno, un po’ perché la gente è a casa e ha più tempo e dall’altra parte c’è questo rivolgersi e connettersi con la Divinità e con la propria interiorità in un momento di crisi”.

Un messaggio alla gente?

“Questo momento è difficile, faticoso e angosciante se ci pensiamo, perché il pericolo è accanto a noi ma è anche vero che lo Stato e gli organi preposti ci hanno dato delle direttive che se rispettiamo ci garantiscono tutti. Questo è assodato, abbiamo visto cos’è successo alla Cina che è uscita fuori da questa situazione proprio assumendo queste misure ristrettissime di sicurezza. Credo che possiamo farcela anche noi. Vorrei dire a tutti di cogliere il positivo di questa esperienza. Non vediamola come una restrizione della nostra libertà ma in positivo come una occasione in più per potere trascorrere del tempo a casa e riappropriarci dei nostri spazi, della nostra vita quotidiana, dei legami, degli affetti, del potersi guardare negli occhi, del poter anche litigare con i propri cari perché siamo sempre di corsa, del poter ascoltare i figli anche da parte dei genitori e del poter aver più tempo da dedicarsi vicendevolmente. Tempo anche per riscoprire qualche buona lettura, meditazione e la Parola di Dio. Questo è un tempo propizio, non viviamola in maniera negativa ma positiva. Mi ha colpito, e qui concludo con quest’ultimo aneddoto. Una mia amica che abita a Roma mi ha detto una cosa bellissima: i miei vicini di casa, lei vive in enormi condomini romani, si sono affacciati a cantare, la gente si è salutata, anche chi non si conosceva. Si sta riscoprendo il valore dell’amicizia, del vicinato e delle buone relazioni. Dobbiamo fare tesoro di questo tempo. La Bibbia ci avverte con il Salmo che ci ricorda: ‘l’uomo nella prosperità non comprende ma è come gli animali che periscono’ dice la Sacra Scrittura. Vuol dire che quando abbiamo la prosperità noi non ci rendiamo conto di ciò che abbiamo, mentre nei momenti in cui ci viene a mancare comprendiamo. Questo è il momento in cui ci stanno mancando tante cose, ci manca la nostra quotidianità, il poter uscire, il poter incontrare gli amici, il lavoro, la Chiesa e l’Eucarestia però non ci può mancare la preghiera, nessuno può togliercela così come la vita interiore e la famiglia. Quindi io credo che dobbiamo fare tesoro di questi bei momenti e non dimenticarcene nel momento in cui usciremo da questa emergenza e torneremo alla nostra quotidianità. Io spero davvero che ci abitueremo a riappropriarci del nostro tempo e spero che così continueremo la nostra vita. Come è successo a me quando sono andato in Africa tanti anni fa. Lì non c’era internet, non prendeva nulla. Io sono stato 15 giorni senza telefonino, dimenticando tutto. Mi ricordo che quando sono rientrato a casa, la mattina uscivo e dimenticavo il cellulare perché mi ero disabituato a questo strumento che ci lega la vita fondamentalmente, un legame che ci costringe. Non siamo liberi dal cellulare. Io spero che questo tempo ci faccia riappropriare del nostro tempo e del suo valore”.

 

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